Tarantismo. Transe, guarigione, mito

 
Tarantismo. Transe, guarigione, mito
Autore: AA. VV.
Collana: Entropie 56
Categoria: Saggistica/antropologia
Pagine: 176
ISBN: 978-88-497-0963-6
€ 18,00


Un nuovo misticismo contemporaneo fa capolino in questa raccolta di saggi che intreccia i significati legati al mito della “tarantola” alla simbologia magnogreca e paleomediterranea. Uno sguardo storiografico e antropologico illumina il rituale sincretico del tarantismo decifrandone i lati oscuri attraverso nuovi documenti e recenti scoperte. Otto importanti studiosi italiani, ripartono dalla grande lezione di Ernesto De Martino per scandagliare l'inquietante universo dell'animale mitico ripercorrendo il dibattito medioevale sui veleni, la magia naturale e la stregoneria, la medicina iatromeccanicistica alle soglie dell'illuminismo e le sue nuove configurazioni nell'epoca della postmodernità.

 

 

Paolo Apolito, antropologo dell’Università di Salerno, si interroga sul significato attuale del rito della tarantola – più come memoria e come segno di identità locale – in un Mezzogiorno in piena trasformazione e contraddizione. In seguito a uno scavo instancabile, appassionato come la scrittura che lo esprime, l’autore giunge a far comprendere le ragioni per le quali un fenomeno rimasto in latenza per quasi trent’anni torna improvvisamente a far parlare di sé.

Gino Leonardo Di Mitri, storico e ricercatore dell'Istituto "Diego Carpitella", riconsiderando l'ignorato capitolo del tramonto della civiltà bizantina in Terra d'Otranto, perviene ad una definizione del tarantismo più complessa.

Bernardino Fantini, storico della medicina e direttore del prestigioso Institut "Louis Jeantet" dell'Università di Ginevra, ripercorre la storia del tarantismo sulle tracce di Giorgio Baglivi, il protagonista della prima vera 'rottura epistemologica' nell'ambito delle indagini sulla sindrome.

Eugenio Imbriani, docente di antropologia culturale presso l’Università di Lecce, riflette sulle promesse etiche della ricerca di Ernesto De Martino. La terra del rimorso, capolavoro della letteratura antropologica, testo composito, esprime nel modo più diretto e maturo la connessione instaurata dall’etnologo napoletano tra etica, teoria e metodologia dell’inchiesta etnografica, e rivela in quel nodo la sua fondamentale unità.

Vittorio Lanternari (1918-2010) è stato decano dell'Università "La Sapienza" di Roma e padre fondatore degli studi contemporanei di etnopsichiatria. Stabilisce qui uno stimolante raffronto fra le ataviche aspettative di salvezza e di guarigione di cui è stato teatro il tarantismo e le nuove forme di devozione mariana di cui è paradigma illuminante il fenomeno di Lourdes.

Gabriele Mina, ricercatore dell'Università di Genova, cerca di leggere in filigrana alcuni aspetti degli interventi di Epifanio Ferdinando, Athanasius Kircher e Giorgio Baglivi per far emergere il profilo retorico di un'epoca quale il '600.

Gianfranco Salvatore, musicologo e antropologo dell'Università di Lecce e direttore dell'Istituto "Diego Carpitella", riesaminando la copiosa letteratura prodotta sul tema del tarantismo all'indomani della celebre Terra del rimorso, mette a confronto gli imprescindibili approdi dell'esperienza demartiniana e le improrogabili istanze di superamento della ricerca tradizionale.

Maria Rosaria Tamblé, funzionaria dell'Archivio di Stato di Lecce e membro della Società di Storia Patria per la Puglia, riporta alla luce due importanti vicende processuali dei secoli XVII e XVIII contro tarantati ed esercenti le arti magiche tratte da quella ricca miniera che sono i fondi documentali dei vescovadi salentini.

 






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